All’ONU è diventato ormai un vizio conferire incarichi discutibili all’Arabia Saudita. Era già successo nel settembre 2015, quando l’Assemblea Generale aveva avallato la nomina dell’ambasciatore saudita all’ONU come Presidente del Consiglio per i Diritti Umani. Una nomina arrivata dopo la detenzione interrotta di un seggio nel medesimo consiglio dal 2006 ad oggi. Un’attribuzione piuttosto generosa per un paese la cui costituzione riconosce la Sharia (cioè la legge islamica) e che prevede nel suo codice penale la pena di morte per lapidazione e per decapitazione, con crocifissione del cadavere, per “reati” come “stregoneria”, adulterio, sodomia, o apostasia della fede islamica. La …
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